Il mio blog prosegue a questo indirizzo:
http://latraduttricenellozoo.blogspot.com/
Veniteci a trovare. Vi aspettiamo!
Il mio blog prosegue a questo indirizzo:
http://latraduttricenellozoo.blogspot.com/
Veniteci a trovare. Vi aspettiamo!
Cari “chariottisti” e appassionati del movimento con i pargoli, sono veramente entusiasta, perché continuo a ricevere un sacco di mail da persone interessate al Chariot e alle soluzioni di trasporto bambini. Ma allora gli italiani si stanno mobilitando nel vero senso della parola?
Il giorno del raduno a Peschiera ho incontrato per caso 2 chariottisti tedeschi e una famiglia con un rimorchio di un’altra marca. Tutti entusiasti e felici del loro acquisto. Qualche settimana a Merano ho incrociato un Chariot Cougar trainato da una mountainbike. Martedì a Fiè allo Sciliar ho visto un Tout Terrain e ieri un Chariot Cougar in configurazione da jogging. Insomma, siamo in aumento!!
E visto che siamo in aumento, passiamo ai dettagli tecnici. Per esempio gli accessori, questi sconosciuti. Se non li hai mai visti dal vivo non riesci a immaginare come possano funzionare.
Baby Bivy (porte-enfant):
Questa specie di porte-enfant/sacco-nanna può essere usato fin dal primo giorno. Molti preferiscono però passare direttamente all’amaca (vedi sotto), poiché ha un uso più lungo nel tempo.
Infant Sling (amaca per bebè):
Grazie al mini-raduno del 14 giugno (eravamo in pochi, ma saremo sempre di più!), ho avuto modo di mettere mano sull’amaca (“infant sling”) della Chariot:
Come potete vedere, all’inizio il neonato deve prendere confidenza, ma vi assicuro che ho visto bebè in montagna, trasportati nel loro Chariot, che se la dormivano alla grande! Per cui la comodità è assicurata. L’amaca va usata da ca. 1 a 10 mesi.
Il bambino non deve essere trasportato nel rimorchio in configurazione rimorchio fino a 10 mesi.
Questo tipo di accessorio è uno dei pochi che richiede un’installazione vera e propria, ovvero bisogna fissarlo con delle viti al telaio. Va però anche detto che una volta installato, non lo toglierete finché il bambino non avrà un’età sufficiente per essere trasportato con il sedile imbottito / riduttore (“infant seat”).
Infant Seat (riduttore):
Il riduttore permette due configurazioni: intero, facendo passare gli spallacci nei fori appositi, oppure ripiegato e con gli spallacci sopra, quando il bambino è più grande:
Il riduttore nuovo è in un materiale più traspirante e chiaro (grigio) rispetto a quello che vedete nella foto.
Inoltre, sul sito ufficiale della Chariot, ora questo accessorio è stato sostituito dal Baby Supporter.
Il riduttore va usato da ca. 3 a 18 mesi.
Quando il bambino non ha più bisogno del riduttore, potete sfilarlo e rimane la seduta in tela, nuda e cruda:
Cargo Rack (portabagagli).
Ora passiamo a un accessorio che mi è arrivato poco tempo fa: il Cargo Rack ovvero il portabagagli:
In realtà questo “portabagagli” non può supportare grossi pesi (max. 5 kg). Tuttavia è estremamente per le cose ingombranti che pesano poco, come in questo esempio:
Ebbene sì, il nostro amico Rody viene sempre con noi.. ovunque!
Il portabagagli è dotato di una fascia elastica regolabile, con cui fissare gli oggetti. Immaginate se mi volasse via Rody mentre sono per strada… sarebbe terribile!
Purtroppo il portabagagli è adatto solo alle versioni X-Country, ovvero il CX, il Cougar e il Cheetah.
Ma è anche vero che gli altri modelli hanno molto più spazio posteriore, dove caricare materiale.
Illuminazione:
Un altro accessorio carino è l’illuminazione con LED “Strobelite Strobe Kit”. Si tratta di una fascia luminosa da applicare ai lati del Chariot, per aumentare la visibilità.
Esiste però un altro accessorio, non di marca Chariot, ma molto bello: la Weber mLite:
Questa luce viene fissata alla bandierina posteriore tramite degli elastici. La posizione alta fa sì che il rimorchio sia più visibile rispetto a un fanalino di coda o i catarifrangenti del Chariot.
Dato che siamo in tempa di illuminazione, vi segnalo anche la soluzione da me adottata per massimizzare la visibilità del Chariot e della mia bici:
- luce posteriore (rossa) applicata sul maniglione del Chariot:
- nastro riflettente applicato in diversi punti del maniglione (v. foto qui sopra) e sul telaio:
Come forse sapete, le ruote del Chariot sono dotati di una banda catarifrangente, per cui il nastro riflettente è superfluo, ma se un giorno cambiate copertoni, allora sì che vi saranno utili.
Ruote di scorta:
A proposito di ruote: i copertoni e le camere d’aria si trovano presso i rivenditori autorizzati. È un buon investimento per chi fa cicloturismo, anche se in 3 anni non mi è mai capitato di bucare!
Catene:
Ora passiamo all’ultimo accessorio secondo me degno di nota. Quella cosa che tutti dovrebbero comperare al momento dell’acquisto: una catena solida e lunga per evitare che il vostro investimento vada in fumo dopo solo qualche giorno.
Esistono dei modelli molto pratici, come quello che ho io, p.es. Lo vedete nella foto qui sopra. È un cavo di metallo a spirale, che ingombra poco e che si fissa al telaio tramite un comodo supporto. Questi sistemi antifurto devono avere una buona lunghezza, altrimenti non riuscirete a legare il Chariot e la bici. Oppure potete optare per una catena per la bici e una per il Chariot.
Concludo questa piccola rassegna, aggiungendo che non ho trattato i cosiddetti “conversion kit” per trasformare il Chariot in rimorchio per bici, trekking, sci fondo, passeggino, buggy ecc., dato che sono già stati trattati in un altro post.
MI SONO TRASFERITA! Il prossimo articolo sui rimorchi lo trovate qui: http://latraduttricenellozoo.blogspot.com/2009/11/il-prossimo-chariot.html
Su grande richiesta, ecco a voi il 1° raduno per bici + rimorchio!
A chi è rivolto:
Qualsiasi mezzo a due ruote non motorizzato, con un rimorchio di qualsiasi tipo (per bambini, cani, fare la spesa, trekking ecc.). Ovviamente sono benvenute anche le persone che non possiedono (ancora) un rimorchio e vorrebbero vederlo in azione!
Quando:
Domenica 14 giugno 2009, ore 9 (per evitare il caldo).
Dove:
Il percorso ciclabile scelto è quello che va da Peschiera del Garda (VR) a Mantova (45 km). Si pedala lungo il fiume Mincio, passando Borghetto e Valeggio sul Mincio, fino a giugnere a Mantova. Ovviamente ognuno è libero di fermarsi prima, per es. a Valeggio (10 km) o a Roverbella (20 km), e aspettare gli altri per il ritorno.
Luogo d’incontro: inizio della ciclabile a Peschiera
Qui potete vedere delle foto e la presentazione del percorso ciclabile.
Riassumo qui le informazioni salienti:
Il posto più comodo e più facilmente raggiungibile per percorrere la ciclopedonale del Mincio è Peschiera del Garda.
Dall’autostrada A4 Milano-Venezia si esce proprio a Peschiera e ancor prima di entrare nella città fortificata, lungo le rive del Mincio e del lago di Garda, si trovano alcuni parcheggi.
Il percorso ciclabile si raggiunge entrando nella fortezza ed uscendo da porta Brescia. Attraversato il ponte pedonale si svolta a sinistra e si raggiunge l’argine (destra idrografica) del fiume Mincio.
Alcuni cartelli, dai quali sono state tratte le foto didascaliche, illustrano il percorso ciclo pedonale percorribile parzialmente anche con i roller o pattini e, ovviamente, anche a piedi.
Nei fine settimana dei periodi primaverili ed estivi vi è un servizio autobus con trasporto biciclette tra Mantova e Peschiera.
Dotazione consigliata:
- casco
- giacca impermeabile
- un cambio abiti
- crema solare
- acqua potabile
- pranzo al sacco
- kit riparazione ruota o bomboletta
- kit di pronto soccorso
- cellulare
Se vi è possibile, annunciate la vostra presenza, di modo che prima di partire possiamo verificare di esserci tutti.
Vi aspetto numerosi!
Ultimamente ho scoperto i mille benefici di uno straordinario frutto dal nome “cranberry”, ovvero mirtillo rosso americano (vaccinium macrocarpon). Il suo alto contenuto di proantocianidine (PAC) previene infatti le infezioni delle vie urinarie. Per chi come me e molte altre donne soffre di cistiti ricorrenti, questo frutto è un vero toccasana. Lo si trova anche in compresse o bustine da sciogliere nell’acqua, ma vuoi mettere il gusto di bere il succo, mangiare la marmellata, i frutti freschi o dei deliziosi muffin?
Ecco la ricetta che ho usato io per i muffin ai cranberry:
200 gr. di farina di farro integrale
50 gr. di farina di riso
250 gr. di yogurt naturale
80 ml d’olio d’oliva
scorza di limone non trattato gratuggiata
2 cucchiaini di lievito istantaneo per dolci
100 gr. di zucchero di canna
1/2 bicchiere di latte
200 gr. di cranberry secchi o surgelati (senza scongelarli prima)
Mescolare gli ingredienti, versare negli stampini per muffin e infornare per 25-35 min. a 180°C.
Non toglieteli subito dagli stampini, lasciate che prima si raffreddino per bene e fate attenzione che non prendano correnti d’aria, altrimenti si potrebbero afflosciare.
In teoria ci andrebbero anche due uova, ma visto che io non amo molto i grassi animali, li ho fatti senza e ho aggiunto il latte per ammorbidire l’impasto.
Versione vegan:
Stessi ingredienti come sopra sostituendo lo yogurt con yogurt di soia o di riso e il latte con latte di soia o di riso.
Per chi, come me fino a qualche anno fa, non sapesse cosa sono i bruscandoli e i carletti ecco una piccola guida a queste erbe commestibili:
Silene rigonfia, carletti, sciopetti, stridoli, sgrisoloni, strìguàl…:
Queste foglie comestibili fanno parte di quella pianta che forma dei calici bianchicci, che prima di schiudersi possono esser fatti scoppiare sulla mano – almeno è quello che facevamo noi da piccoli.
I carletti si trovano un po’ ovunque in primavera, nei prati, vicino ai sentieri, sulle rive dei fiumi… Questo è il periodo in cui raccoglierli (se smette di piovere, certo).
Sono ottimi per fare il risotto, le lasagne, frittate o come ripieno per tortelloni:
Questi tortelloni li ho fatti io come esperimento e devo dire che sono ottimi. Piacciono molto anche ai bambini, perché il sapore è dolce e ricorda un po’ i piselli.
Ecco la ricetta:
Pasta:
100 gr. semola di grano duro
100 gr. farina (integrale o 00)
1 cucchiaio d’olio d’oliva extravergine
2 uova
Ripieno:
Silene, parmigiano reggiano e ricotta.
Luppolo selvatico, bruscandoli, vartìs, asparagine…
I bruscandoli si trovano in primavera in riva ai fiumi, in mezzo ai rovi e le siepi. Io di solito non li raccoglievo perché una volta ho trovato una vipera in mezzo ai rovi. Ma dopo 3 anni di pausa, eccomi di nuovo a raccogliere bruscandoli. Ho fatto un’uscita la settimana scorsa e ne ho trovati moltissimi e buonissimi in riva al nostro fiume.
Il sapore del bruscandolo è un po’ amarognolo ma nei risotti è davvero speciale. Io lo uso anche per il farrotto, il migliotto o l’orzotto. Quest’ultimo è il preferito dalla nostra famiglia, perché rimane sempre croccante e i chicchi hanno una forma simile al riso:
Leggo su Wikipedia una cosa che non sapevo ma che è degna di nota (per non finire in ospedale):
Non vanno confusi con i rami fioriferi di altre piante solo a prima vista simili, quali l’Ornithogalum o Latte di gallina, un genere che conta molte specie assai tossiche.
Ammetto di aver riscoperto il tempeh solo da qualche anno. E ora che l’ho riscoperto sono riuscita a farlo apprezzare a tutta la famiglia.
Mio figlio ha inventato questa ricetta per la pizza con tempeh e zucchine:
Per l’impasto:
200 g. di farina di kamut integrale (meglio se macinata fresca)
50-100 g. di semola di grano tenero
un cucchiaino di lievito di birra oppure mezzo cubetto di lievito di birra
acqua e sale q.b.
Per il condimento:
2 zucchine tagliata a fette finissime con il pelapatate
1/2 panetto di tempeh tagliato a fettine
2 cucchiai di tamari
salsa di pomodoro q.b.
1 presa di origano
Marinare il tempeh e le zucchine nel tamari.
Nel frattempo preparare l’impasto per la pizza e disporlo sulla teglia. Farlo lievitare per 1-2 ore in un luogo a riparo dalle correnti d’aria.
Guarnire la pizza con la salsa di pomodoro, le zucchine e il tempeh. Cuocere per ca. 15 minuti a 220 gradi.
Ed ecco un piatto molto veloce che ho praparato l’altra sera: Ebly con tempeh e verdure
250 g di Ebly (grano tenero)
1/2 panetto di tempeh tagliato a fettine
100 g. di piselli surgelati
100 g. di spinaci surgelati
70 g. di zucca tagliata a pezzettini
1 scalogno
1 cucchiaino di miso
1 cucchiaino di brodo vegetale in polvere
2 cucchiai d’olio d’oliva extravergine
ca. 500 g. d’acqua
Far rosolare lo scalogno tagliato fino nel wok. Aggiungere le verdure surgelate e l’Ebly e tostare per qualche minuto, aggiungere l’acqua e gli altri ingredienti e far cuocere per circa 10-15 minuti.
Oggi ho pensato di documentare un mio errore di lievitazione. Visto che tutte le ricette spiegano come fare ma non come non fare
Una volta mi è capitato di fare la pasta della sera il mattino. Errore, perché poi i tempi non coincidono. Infatti mi sono ritrovata a fare poi la pasta del mattino la sera e mi sono addormentata prima di poter infornare il pane… L’impasto ha fatto una seconda lievitazione lunga, con il seguente risultato:
Come potete vedere, la crosta si è tutta crepata e il pane non si è gonfiato a dovere. Questo pane, che è sicuramente il pane preferito dai miei ospiti, è stato mangiato lo stesso – inutile dirlo – però era un po’ “impaccato”. Il motivo di questo aspetto raggrinzito, screpolato e afflosciato sta nel fatto che la lievitazione (almeno con i fermenti Sekowa) arriva al suo top dopo circa 12 ore (durante la prima fase di lievitazione della pasta della sera) mentre la seconda lievitazione (della pasta della mattina) non deve durare più di un’ora. Dopo di che l’impasto inizia a sgonfiarsi.
Sono sicura che posterò altri errori di lievitazione in futuro